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MIles Davis faceva a cazzotti

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Varie potrebbero essere le reazioni a questa affermazione:

1)  …embè? (il menefreghista musicale)

2) …che non lo sapevi? (il jazzista, l’amante della musica fica)

3)…noooo… davvero? Scherzi? (l’ignorante del jazz)

Sebbene mi sia sempre spacciato come un gran fico musicale che di musica ci capisce, sebbene abbia sempre dichiarato di amare il jazz, musica fichissima, sebbene Miles sia un fico ed essendo io un aspirante fico dovrei seguire la sua ficaggine… nonostante tutto ciò ammetto, indegnamente, vergogosamente, che non lo sapevo.

Non ne avevo la minia idea, mi ero fatto un’immagine di Miles come uno studio so della musica, un fico che stava ore ad esercitarsi su roba fica e poi si esibiva in locali fichi con gente fica.

A spianare con un bulldozer tutte queste false idee di ficaggine è arrivao il libro “Miles, l’autobiografia” che avevo in libreria da anni, regalatomi dal mio amico (fico) PP.

Due domande sono decisive dopo questa premessa:

 

  1. Davvero amava la boxe?
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Una musica da dentro: Pagoda Forest

Un vecchio pezzo che ho lasciato nel cassetto per anni, contenuto nell’album Silenzi
Un esperimento giovanile, ancora attuale, creato col mitico fast tracker 2 (FT2). Altro che la ps2, altro che i sequencer, rebirth che spingi un pulsante e ti fa tutto il pezzo… con FT2 tutto a mano si faceva….
bhè, fermiamoci qui. Buon ascolto.

Lavorare con un illuminato (non è una pubblicità dell’ENEL) (EGU #3)

Questa foto merita di stare al centro della pagina. E’ memorabile.

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Perchè? Lo spiego subito:
Chi ha l’occhio da scienziato avrà già intuito che stavo presentando un poster. Ero all’EGU a Vienna.
Il tizio vicino a me, con pantaloni viola, camicia nera, foulard di seta nero con colombe bianche e un giacchetto tipo chiodo (e la capigliatura assicuro che non è una parrucca, ma vero capello anni 70!), sebbene possa dare l’idea di essere un frikkettone trovato all’ultimo momento per le strade della città, è in realtà un grande (rischia seriamente di diventare il mio Guru informatico): si chiama Keith J Jeffery, è un vero cervellone delle architetture informatiche in Europa, con vari titoli (dice un excerpt di una sua bio: “Keith Jeffery is currently Director of IT and International Strategy of STFC (Science and Technology Facilities Council), based at the Rutherford Appleton Laboratory (RAL) in the UK.“). Ma possiede vari altri titoli (direttore di quà, presidente di là), si è occupato di Grid o ora lavora col Cloud e tante altre belle cosine che tralascio.

Oltre ad essere molto simpatico, eclettico e singolare, ci sono vari altre caratteristiche che ci accomunano (suona la chitarra ed è un vero rocchettaro). Ma più di tutto, ha una maniera di ragionare affascinante. Ha un pensiero sistemico.
Non sono sicuro se sia la modalità di pensiero dei geni: ne ho conosciuti personalmente pochi ma in effetti pensano in maniera simile.

Mentre ero alla presentazione del poster, lui era lì con me essendone un co-autore. Nei momenti morti tra una chiacchierata e l’altra con quelli che volevano informazioni su simpatici ed incomprensibili schemi, ci siamo messi  a fare un piano di lavoro per i prossimi mesi, ed lì ho visto il genio al lavoro.
Bellissimo, mi sembrava di essere tornato all’università, ai tempi di informatica teorica.

Nella pianificazione delle attività per la costruzione dell’infrastruttura del progetto, mentre un qualsiasi nerd sarebbe partito dall’installare un qualcosa e smanettare, lui ha preso la cosa tutta da un atro verso: “prima di tutto abbiamo bisogno di quattro modelli per descrivere completamente il sistema” mi spiegava, “uno per gli utenti, uno per i dati, uno per le risorse e l’ultimo per il processing”.
E continuava “poi dobbamo trovare le interfacce tra i vari modelli e vedere le interazione utente-sistema, sistema-sistema, dati-processing”… e via su questo tono.

Alla fine sul file excel avevamo una lista di una cinquantina di task, di cui nessuno intellegibile da un essere umano normale, e solo un paio comprensibili da un nerd (tipo: “installare postgresql”), tutto il resto trattava di oggetti astratti, delle loro interazione e delle strategie per riuscire a definirli proponendo prima uno schema semplificato, poi chiedendo alla comunità un feedback ed infine mettendo assieme i pezzi.

Ovviamente i miei neuroni rincorrevano i suoi, nel tentativo di captare il più possibile. Dopo la compilazione della lista l’ho poi sottoposto ad un trattamento shock: una buona mezz’ora di bombardamento  di domande per essere sicuro di aver capito quello che avevamo appena scritto. Ho forzato con l’apriscatole la sua scatola cranica ed ho trovato una miniera. Eccezionale!

Ora non mi resta che lavorarci assieme, imparando il più possibile.
E facendo un upgrade del mio pensiero.

Se poi vado in crash, rebootto!

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Google: il Rocco Siffredi della tecnologia (EGU#2)

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Cosa c’entra Rocco Siffredi con Google e con la tecnologia?

Il punto in comune è chiaro: l’ostentazione di enorme potenza, in un caso sessuale, nell’altro computazionale (lascio indovinare al lettore quale sia il caso di Google e quale quello del Siffredi).

E’ un parallelo che è apparso in maniera evidente nella mia mente quando ho ascoltato un talk, qui all’EGU, (leggi questo post per scoprire cos’è ‘EGU) del nuovo motore di ricerca/calcolo per le scienze della terra,  EarthEngine, targato Google.

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Un congresso di geoscienziati? (alias: EGU #1)

Ho vari amici e conoscenti al di fuori della cerchia del lavoro con cui spesso mi ritrovo a parlare delle mie attività. Ogni volta – sorprendentemente - scopro quanto sia poco semplice raccontare quello che si fa a questi congressi  o meeting a cui ogni tanto partecipo.

Avendo già gettato la spugna sul tentativo di rispondere alla fatidica domanda “che lavoro fai?” posta dai  non addetti ai lavori di età superiore a 70 anni  (“…lavoro in EPOS, un progetto Europeo che si occupa delle integrazione delle infrastrutture di ricerca per le scienze della terra, ora mi occupo della raccolta dei metadati per la creazione del catalogo che permettarà la discovery e l’integrazione dei dati” ho provato a dire, e seguivano sguardi basiti, degli “ah però, interessante” detti con evidente meccanicità e altre scene che vi risparmio), tento allora di illustrare come funziona un congresso come l’EGU.

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Da orchestrina jazz a band che spacca: il nuovo singolo degli ExFalsoQuodLibet!

E’ uscito.
Tutti lo stavano aspettando.

La sua preparazione è costato un crollo di nervi completo dei membri della band, che si sono dissolti nel nulla per mesi. Mimetizzàti con la tappezzeria dei loro posti di lavoro, nascosti tra le pieghe della vita e del tempo, sono volontariamente spariti per riaggiustare l’apparato neurale inevitabilmente compromesso da una recording session ad Amsterdam.

Ma passato quel momento…. ecco un pezzo che spacca.

Il singolo degli ExFalsoQuodLibet dal titolo Sound Check, registrato ad Amsterdam alla fine di Ottobre  allo Studio Le Roy di Amsterdam  (ci ha registrato anche Lady Gaga) è stato mixato, masterizzato e shakerato da Emanuele (il bassista bravo).

Sonorità jazz funky punk dark nerd mai sentite prima.

“Si, ma per ascoltarlo?”  Questo è il link alla pagina del singolo ma se proprio smaniate ecco il link diretto all’mp3.

Sennò ecco il pezzo su youtube!

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Fare scienza nell’era dei social media

(svolgimento del tema di concorso)

Sono passati poco più di dieci anni da quando uno studente della Harvard University ha gettato le basi per quello che – allo stato dell’arte – è il network che quasi automaticamente viene associato all’espressione “social network”: Facebook.

M.Zuckerberg - questo è il nome dell’oramai ex-studente, novello milionario – ha saputo farsi portavoce e interprete dell’aspetto sociale della rete, che ha favorito in un tempo relativamente ridotto, se paragonato alle centinaia di migliaia di anni che ci sono voluti all’uomo per introdurre ad esempio l’uso del ferro, una diffusione enorme e capillare dell’utilizzo dei computer e, più nello specifico, del  web.

Facebook tuttavia può essere considerato solo un caso d’uso del concetto più esteso di social media, che ha assunto le forme più diverse a seconda dell’ambito di interesse degli utenti: si passa quindi da network integrati simili a Facebook come Google plus, a network di utenti esperti che collaborano a costruire conoscenza (es. wikipedia e tutti i suoi wiki-derivati) o a rispondere a domande di meno esperti (es. la comunità di stackexchange), oppure – ancora – a network dedicati ai messaggi brevi (twitter) e network rivolti alla scienza in modo più specifico.

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Marcus Miller

Detroit :: Marcus Miller

Non avevo mai ascoltato molto Marcus Miller. L’ho sempre considerato un grande bassista – tecnicamente intendo – ma non credevo fosse in grado di creare musica così eccezionale.

Ha cominciato ad incuriosirmi dopo aver letto la biografia di Miles Davis. Miles racconta infatti di questo bassista bravissimo, che però è anche un bravo sassofonista, che si interessa di elettronica e che è bravo a suonare qualsiasi cosa. Insomma ha la musica dentro.

E senza aggiungere altro, vi lascio il link al video di questo pezzo – Detroit – del suo (ultimo, credo) album “Reinassance”.
Una bomba. Ha costruito un pezzo su un singolo riff… con un breve chours/bridge per variare un po’. Niente di più. Non solo non annoia, ma entusiasma sempre di più. Buon ascolto.

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BES: L’economia si avvicina all’uomo?

Ieri ho prima sentito a Radio 1 e poi trovato su internet il sito dell’ISTAT che parla di questo nemmeno tanto nuovo indicatore: il BES, ovvero BENESSERE EQUO SOSTENIBILE.

Non è un indicatore che nasce dagli ambiti vicini al commercio equo e solidale, bensì da situazioni meno alternative e pienamente istituzionali:

L’impegno a trovare nuove misure “oltre il Pil” si è fortemente rafforzato dopo la pubblicazione nel settembre 2009 dei risultati della Commissione istituita dal presidente francese Sarkozy e presieduta dal premio Nobel Joseph Stiglitz, con la collaborazione dell’altro premio Nobel Amartya Sen e dell’economista Jean Paul Fitoussi. Nel documento conclusivo la commissione ha suggerito che il Pil deve essere corredato da altre informazioni sulla ricchezza prodotta, ma ha anche indicato che le misure macroeconomiche vanno affiancate a misure della qualità della vita e a misure della sostenibilità. 

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Napolitano e la buona politica

Qualche giorno fa ho scoperto una fatto molto edificante. Ero sorpreso. Molto sorpreso. Lo stupore deriva dal fatto che si tratta di una notizia politica. In genere le notizie politiche hanno un effetto diverso: rabbia, “schifio”, indignazione…

E invece ecco che ti spunta Napolitano: aveva in programma un incontro col candidato tedesco socialdemocratico alla cancelleria, Peer Steinbrueck (in pratica il successore della Merkel), ma dopo aver ascoltato le sue esternazioni sulle elezioni italiane, in cui il tedesco si definiva “inorridito dalla vittoria di due clown” (Berlusconi e Grillo), cosa fa?
Semplice, dichiara: “Noi rispettiamo profondamente la Germania per i suoi successi, ha saputo risorgere dalle rovine e costruire una nuova Europa insieme all’Italia. Noi la rispettiamo, ma esigiamo rispetto per il nostro Paese” [da Repubblica].

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